mercoledì 22 febbraio 2012

Liberalizziamo l' Italia



Riteniamo fondamentale il tema delle liberalizzazioni per almeno tre motivi: creano opportunità di lavoro per gli outsider, favoriscono la produttività e la competitività, migliorano il servizio e diminuiscono i costi e quindi rendono migliore la qualità della vita dei cittadini. Le nostre proposte si concentrano su molteplici categorie. Si ritiene  opportuno dare al sistema economico italiano una scossa complessiva che permetta di liberare le energie fino ad oggi intrappolate da leggi, caste e corporazioni. La nostra analisi è partita dalle liberalizzazioni del sistema bancario. Ci siamo concentrati sulle fondazioni bancarie, sulla revisione della legge per le SPA e SPA quotate, sull’accesso al credito, sulla punizione dei reati finanziari. Abbiamo cercato di immaginare un sistema nel quale i capitali possano essere più mobili e competitivi così da poter dare credito alle idee, al ricambio generazionale, alla sconfitta delle prebende della politica, alle illegalità anche nel campo economico finanziario. Ci siamo poi focalizzati sul mondo delle professioni, dove proponiamo: equo compenso ai praticanti, eliminazione dell’aumento del numero dei notai e vera liberalizzazione con l’allargamento di competenze esclusive del notaio agli avvocati. Per quanto riguarda gli ordini si ritiene che gli stessi non debbano frenare la concorrenze con norme figlie di particolarismi giuridici, ma svolgere semplicemente una funzione di controllo e punizione verso il professionista con particolare attenzione alle collusioni con la criminalità organizzata. Sull’università abbiamo da sempre le idee chiare: le rette devono essere liberalizzate per dare più responsabilità amministrativa e finanziaria ai singoli atenei e favorire valutazioni basate sul rapporto tra costo retta e qualità offerta. Le università inefficienti ed i corsi deserti devono chiudere. Si devono favorire gli investimenti dei privati ma vincolandoli a borse di studio e ricerca. Abbiamo poi pensato ad un prestito d’onore erogato dalle banche e garantito dallo Stato che sia rimborsabile sul lungo termine legando le quote del rimborso al reddito percepito dopo la laurea. I concorsi universitari sono spesso covo di raccomandazioni per questo chiediamo il ripristino della chiamata diretta per i docenti. Ed infine tutte le facoltà per le quali si delinea uno sbocco nel mondo delle professioni dedichino ultimo anno alla formazione professionale in modo che la laurea funga direttamente da abilitazione così da abolire quel terno a lotto che è l’esame di Stato e velocizzare l’inserimento dei giovani nel mercato. Sul fronte delle municipalizzate riteniamo che per vincere la longa manus della politica arraffona si debba iniziare un processo di privatizzazione che si accompagni a regolamenti per evitare l’abuso del potere di mercato di cui alcune di queste imprese godono proprio come ci chiede l’Unione Europea. Lo Stato risparmia, andranno cancellate diverse migliaia di poltrone in mano alla politica ed i servizi saranno affidati in regime di libera concorrenza. Per le farmacie chiediamo la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli acquistabili senza prevenzione medica, perché il consumatore trae beneficio dalla concorrenza solo se questa è ampia ed in grado di abbassare i prezzi. Aumentare il numero delle farmacie non ci sembra una via che possa andare in questo senso. Per i carburanti abbiamo applicato il principio di separazione tra rete distributiva e compagnie petrolifere, cosi i gestori di impianti distributivi potranno acquistare i carburanti da chiunque li produca o li rivenda fino al 50% rispetto al marchio di riferimento. E anche il fatto che in futuro un terzo degli impianti di distribuzione di carburanti potrà essere riscattato nei confronti degli attuali proprietari fa sempre parte dello stesso schema interpretativo, cioè ridurre la presenza diretta della compagnia petrolifera per permettere ai soggetti che possono riscattare questi impianti di rifornirsi dove vogliono. Per quanto concerne partiti e sindacati riteniamo opportuno che sia imposta la pubblicità dei bilanci, la trasparenza dei finanziamenti inferiori ai 50mila euro e l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Per concludere sosteniamo il principio che lo Stato deve lasciare più libertà ai cittadini, investendo nei settori che davvero dovrebbero essere di sua competenza(ricerca, sicurezza, istruzione ecc). La politica deve ridare più controllo ai cittadini sulle proprie vite, sui loro obiettivi, sulle possibilità di realizzazione personale e collettiva. Perchè essere più  liberi di scegliere significa avere più chances per prendere in mano la propria vita e decidere il proprio futuro.

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